La nostra indagine è terminata: l’acqua di Palermo è eccellente e anti-calcoli. Ma il futuro ci chiede di andare oltre: dal bicchiere alla progettazione urbana.
Palermo, 15 Ottobre – Quello che si è tenuto ieri all’Ex-Noviziato dei Crociferi non è stato un semplice convegno, ma la conclusione di un viaggio durato mesi. Come neu [nòi], abbiamo acceso i riflettori sull’acqua pubblica di Palermo con il progetto H2Oh!, e finalmente possiamo dirlo a gran voce: la nostra acqua di rete è sicura, controllata e di altissima qualità. Abbiamo sfatato miti, messo in discussione le nostre abitudini e, soprattutto, abbiamo scoperto un paradosso istituzionale e una verità che in molti ignorano sui filtri domestici.
Abbiamo raccontato i risultati a una platea attenta, con l’onore di avere al nostro fianco l’Assessore all’Ambiente Pietro Alongi, il chimico Alessio Terenzi e la nefrologa Caterina Carollo e di Eleonora Puddu in rappresentanza di Fondazione Punto.sud che ha finanziato questo percorso. Ecco cosa ci portiamo a casa, oltre alla soddisfazione di aver fatto luce su un tema vitale.
Verdetto Finale: Una Qualità Che Previene la Malattia
Le analisi che abbiamo condotto in città sono state chiare. In ogni campione prelevato dalla rete pubblica e dalle fontanelle, la qualità microbiologica è impeccabile: zero batteri, zero rischi sanitari immediati.
Ma la vera bomba, quella che scardina un pregiudizio vecchio decenni, ce l’ha consegnata la Dott.ssa Carollo:
“Dobbiamo sfatare il mito: il consumo di acqua in bottiglia non previene la formazione dei calcoli renali. Al contrario, il consumo di acqua del rubinetto è collegato a una diminuzione della formazione dei calcoli,” ha spiegato la Dott.ssa Carollo, nefrologa. “La nostra acqua, che è un’acqua ricca di sali, e questi aiutano a legare il calcio con l’ossalato nell’intestino, prevenendo così la formazione calcoli nei reni. Per questo, l’acqua che sgorga dal rubinetto è l’alleato più semplice per la salute renale.”
Questo significa che bere l’acqua di rete non è solo ecologica ed economica, ma è anche un gesto che ci protegge attivamente e che protegge l’ambiente.
Potete vedere i risultati delle analisi al seguente link:
Il Paradosso dei Filtri a Osmosi Inversa: Costosi, Inquinanti, Insicuri?
Il nostro allarme più forte al convegno è stato lanciato contro i sistemi di filtrazione professionale, in particolare quelli a Osmosi Inversa (RO).
Perché li abbiamo definiti un paradosso? Perché questi sistemi, spesso costosi e promossi con bonus e incentivi statali (un controsenso economico e ambientale!), intervengono su un’acqua già ottima per renderla carente di minerali essenziali, come ha confermato il chimico Alessio Terenzi. Inoltre un filtro RO può sprecare fino a 4 litri d’acqua per ogni litro prodotto.
La Storia che Dà la Misura del Rischio Batteriologico
Il vero campanello d’allarme, però, arriva da una testimonianza raccolta durante questo percorso. Una famiglia della provincia di Palermo, in possesso di un depuratore RO da circa 5 anni, dopo averci incontrato ha voluto rifare le analisi di casa sua. Il risultato è stato sconcertante. Le prime analisi effettuate dopo il fitro RO hanno dato un esito preoccupante con alte concentrazioni batteriche; hanno così deciso di provvedere alla sostituzione dei filtri e rifare le analisi in tre punti ottenendo questi risultati:
- L’acqua che arrivava in casa (rete pubblica) era pulita.
- L’acqua dopo il serbatoio aveva una bassa concentrazione di batteri.
- L’acqua dopo il filtro a osmosi presentava una maggiore concentrazione batterica rispetto al serbatorio.
Questo caso è per noi un importante campanello di allarme: dimostra che un sistema di filtrazione domestico, se non mantenuto in modo maniacale e se invecchia, può trasformarsi da presidio di purezza a focolaio di proliferazione batterica, tradendo la fiducia del consumatore e rendendo insicura un’acqua che in origine era perfetta.
Troviamo veramente insensato che lo Stato continui a finanziare sistemi che sprecano acqua, consumano energia e, come si è visto, non offrono una tutela assoluta dal rischio batteriologico.
La Reazione Istituzionale e il Lavoro che Ci Aspetta
Per noi, il successo non è solo nei dati, ma nel dialogo aperto con le istituzioni. La presenza dell’Assessore Pietro Alongi è stata un segnale importante (raggiunto forse un po’ tardi ma raggiunto).
““H2oh! sfata un mito difficile da scardinare presso l’opinione pubblica e cioè che l’acqua pubblica seppure potabile, è meglio non berla. Questo non è vero! E oggi i dati lo hanno ulteriormente ribadito. Certo le multinazionali hanno interesse a far passare un altro messaggio e proprio per questo ci vuole un lavoro sinergico volto ad una corretta comunicazione, perché non possiamo continuare a Palermo a riempire quasi un campo di calcio al giorno di bottiglie di plastica. Mi stupisce non poco che oggi a questo interessantissimo confronto manchi proprio AMAP e infatti ho appena chiamato l’amministratore unico per chiedere come mai voi abbiate trovato un muro di silenzio invece di porte aperte per il grande aiuto che state offrendo loro con il vostro operato”.








Da parte nostra, però, abbiamo ribadito una richiesta ferma ad AMAP: la trasparenza è la base della fiducia. Chiediamo che i dati sui controlli di qualità vengano aggiornati sul sito con frequenza, chiarezza e con precisi riferimenti al punto di prelievo, perché la conoscenza è il primo strumento per sconfiggere la sfiducia.
Il Progetto H2Oh! Rilancia: Dalla Goccia al PUG
Il nostro lavoro non finisce qui. Dalla consapevolezza di bere bene, passiamo a un’azione di più ampio respiro: la gestione idrica del territorio.
“È un paradosso ecologico che nelle nostre case si tiri lo sciacquone del bagno con acqua potabile,” ha evidenziato Michelangelo Pavia. “La sfida futura non è solo bere bene, ma utilizzare l’acqua in modo intelligente. Per questo, abbiamo protocollato due proposte concrete per la redazione del PUG (Piano Urbanistico Generale) di Palermo.”
Queste proposte mirano a un futuro in cui l’acqua non venga sprecata:
- Fitodepurazione e Zone Umide: Utilizzare sistemi naturali per il riuso delle acque reflue, trasformando un problema in un’opportunità ecologica.
- Impianti Idrici Separati negli Edifici: Introdurre l’obbligo nel Regolamento Edilizio di avere circuiti separati, dedicando l’acqua potabile solo agli usi “nobili” e riusando l’acqua piovana o grigia per sciacquoni e irrigazione.
Il progetto H2Oh! si evolve così: da un’indagine sulla qualità, a un progetto di pianificazione urbana che tocca la sostenibilità, l’ambiente e il futuro della nostra città. Il cambiamento inizia dal bicchiere, ma deve arrivare fino alla progettazione delle nostre case.
Puoi trovare tutti i dettagli delle nostre analisi e le due proposte protocollate per il PUG (Fitodepurazione e Gestione Sostenibile Idrica) negli allegati qui sotto.
- Risultato Analisi
- Proposta per il PUG sulla Fitodepurazione
- Proposta per il PUG gestione sostenibile dell’acqua











